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... Tu, amato cielo, mi hai scritto delle lettere così belle - io lo dico sempre: gli scrittori non dovrebbero scrivere lettere. Gli altri ci riescono meglio. “Risonanza che respira” , quando mai mi sarebbe venuto in mente? E il resto! Tu puoi dire a una persona che l’ami - io non lo faccio mai completamente.
Com’è bello se mi dici che sei tranquilla e felice anche da sola! Era proprio quello che volevo! Non dovrebbe renderti inquieta e infelice - qualunque gigolo può riuscirci. Dovrebbe completarti meravigliosamente, renderti luminosa e più bella di quanto tu sia mai stata, raggiante, si deve vedere a chilometri di distanza che vivi e sai che un altro vive immutabilmente sicuro e soltanto per te.
Ho ritrovato oggi la nostra poesia di Goethe e l’ho letta davvero con profonda emozione.
“Dimmi, che cosa ci prepara il destino?
Dimmi, in che modo ci ha legato con così precisi nodi?
Ah, in tempi andati sei stata
mia sorella oppure la mia sposa.
Conoscevi del mio essere ogni tratto,
del più semplice nervo spiavi la vibrazione,
leggermi dentro potevi con un solo sguardo,
in me che occhio mortale così difficilmente penetra.
Distillavi moderazione nel sangue focoso,
rettificavi la corsa selvaggia e senza meta,
e nelle tue braccia d’angelo, nuovo
ristoro aveva il petto annichilito.”
Certo, tesoro, non è proprio così? A volte quando sto qui seduto sotto la pioggia, solo, e mi considero, niente è più distrutto, con passi leggeri è ritornato, e sei tu, provo la felicità che quasi mai un essere umano ha avuto: che il pezzo di giovinezza che la guerra m’ha portato via, ora ritorna con te, e che ora ne ho il doppio: l’esperienza che i miei occhi e gli anni mi hanno dato, il sapere della preziosità - e la freschezza e l’avventura e lo splendore della giovinezza. CosI tu sei tutto in una cosa sola: l’avventura e la mia sposa.
Tu lo sei e io lo sono per te; non può esser che così, assolutamente. Non sei soltanto tu una respirante risonanza (ah, maledizione, l’avessi trovata io questa espressione!), lo sono anch’io. Uno specchio concavo che cattura la tua luce, la accumula e corroborato da essa la riflette ardente su di te. A volte mi par d’essere un ragno che tesse una scintillante tela piena di brina e di riflessi solari - una rete di pensieri, lavori, sentimenti, parole e tenerezza, che ti cattura e deve essere casa tua - piena di tutto ciò di cui senti la mancanza, una rete tesa tra le rose e l’oleandro, delicata e solida, un filo, sfavillante d’argento, e lieve abbastanza per i tuoi leggeri passi di funambola, e una rete sotto l’azzurro del cielo e sopra l’acqua, in cui tu puoi lasciarti cadere tutte le volte che vuoi, ti reggerà e ti lancerà di nuovo in alto.